Io speriamo che me la cavo


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Scheda

IO SPERIAMO CHE ME LA CAVO

Commedia con musiche di Ciro Villano tratta
dal best seller di Marcello D’Orta
 
 
Personaggi e interpreti in ordine di apparizione:
   
Pina (la mamma di Jessica) PINA GIARMANA’
Floriana (la mamma di Eugenio) FLORIANA DE MARTINO
Ornella (la mamma di Chantal) ORNELLA VARCHETTA
Flora (la bidella) ANNA FERRIGNO
Marcello Aprile (il maestro) MAURIZIO CASAGRANDE
Saverio Aprile (il cugino) LUCIO PIERRI
Il Maresciallo (Morris) ENZO VARONE
Carmine Amitrano (il papà di Ciro) CIRO ZANGARO
Anna Sorvino (la mamma di Ciro) FIORENZA CALOGERO
Salvatore Scudieri SALVATORE D’ONOFRIO
   

e i bambini

 
   
Chantal ERMINIA FRANZES
Jessica VALERIA ANGIONE
Eugenio GIAN MARIO CAPASSO
Peppino GIOVANNI SANTONASTASO
Ciro ANTONIO DE FRANCESCO
   
   
Le musiche e le canzoni dello spettacolo sono di
ENZO GRAGNANIELLO
   

Scene

DANIELE BIGLIARDO
Costumi TERESA ACONE
   
Regia
DOMENICO MARIA CORRADO
   
   
   

 

 


Recensione di Marianna Venturini


di Marianna Venturini

“Io speriamo che me la cavo”. Il libro ha fatto storia, il film interpretato da Paolo Villaggio ha lasciato un segno, ora c'è anche la versione teatrale della storia. Come dimenticare quei terribili e affettuosi bambini della scuola del Napoletano, il maestro che fatica a tenerli a bada e tutta l'umanità dipinta intorno con garbo e realismo? A distanza di 20 anni, quella piccola realtà è diventata una gradevolissima piece teatrale scritta da Ciro Villano, sul canovaccio del romanzo di Marcello d’Orta.

Il testo rappresentato a teatro è modificato, ci sono particolari che rispecchiano la realtà odierna di Napoli e la Campania. Camorra e cassonetti della spazzatura si confondono con la vita di tutti i giorni. Luoghi comuni, sì, tanti, ma allo stesso tempo il desiderio, palpabile, di trasmettere al pubblico tutto quanto sia possibile dare. Modifica sostanziale nella trama: mentre libro e film raccontano le disavventure di un maestro che per un errore del Ministero è trasferito a Napoli, quando aveva chiesto un trasferimento in Liguria; nella composizione teatrale il protagonista torna nella terra natia dal nebbioso nord, felice di essere di nuovo casa. Manca quindi lo straniamento del cambiamento della vita, il confronto-scontro nord sud.

I bambini, inutile dirlo, sono la parte migliore dello spettacolo, i veri interpreti principali. Così bravi da sembrare attori in miniatura, così disinvolti come fossero abituati da sempre a stare sul palco, così veri. Troppo semplice dire che sono quattro giovani promesse teatrali, per ora ci si accontenti di vederli sul palco con lo zaino in spalla e i grembiuli bianchi. Poi, quel che sarà sarà. Maurizio Casagrande dirige la commedia sul palco da protagonista e domatore: artefice e conduttore della trama. La scenografia curata da Daniele Bigliardo e Gilda Cerullo è il particolare che più colpisce la fantasia. Oltre ai classici pannelli laterali, c’è uno sfondo sul quale si compone ogni volta di un disegno diverso fatto di tratti fanciulleschi, che lo spettatore vede comporsi davanti ai suoi occhi, lineare e semplice. La regia di Domenico Maria Corrado ha strutturato lo spettacolo in modo che sia fluido e armonico, senza bruschi cambiamenti che potrebbero appesantirlo. Le musiche sono gli indimenticati successi di Enzo Gragnaniello, ormai parte della tradizione neomelodica partenopea.

Commedia brillante, divertente e anche un po’ malinconica. A tratti fa riflettere, molto più spesso strappa una risata: là dove l’educazione scolastica diventa la formazione per la vita. Inutile aggiungere che è uno spettacolo adatto al pubblico di tutte le età, apprezzato anche dai più giovani. Guardarsi intorno in sala per credere.


Recensione di Gioconda Marinelli

di Gioconda Marinelli

Che bella idea trasportare lo strepitoso successo del best seller Io speriamo che me la cavo nel mondo della commedia musicale! Ne è felice l’autore Marcello D’Orta che finalmente dopo diciassette anni, vede una produzione e un allestimento tutti napoletani, dall’adattamento di Ciro Villano, al protagonista Maurizio Casagrande, agli attori, alla regia di Domenico M.Corrado e alle musiche di Enzo Gragnianiello.
Un testo messo in scena finora in Francia, un po’ ovunque in Europa, mai in versione musicale; una diversa riduzione presentata negli anni novanta al Parioli di Roma con la sceneggiatura firmata da Maurizio Costanzo e D’Orta, la regia affidata a Ugo Gregoretti e il ruolo del maestro a Ferruccio Amendola. Inoltre, chi non ricorda il film di Lina Wertmuller e la bravura di Paolo Villaggio. Ne hanno fatto di strada i temi dei bambini di Arzano e continuano a fare clamore in questo simpatico e gustoso allestimento al Teatro Delle Palme di Napoli che vede protagonisti cinque scatenati bambini, spontanei e teneri: Erminia Franzese (Chantal), Valeria Angione (Jessica), Gian Mario Capasso (Eugenio), Giovanni Santonastaso (Peppino), Antonio De Francesco (Ciro) e uno straordinario Maurizio Casagrande, apprezzato nel cinema e a teatro con Vincenzo Salemme, e da ultimo come integerrimo maresciallo nella fiction Carabinieri su Canale 5. Casagrande, figlio di Antonio, attore eduardiano di tradizione, è una continua rivelazione, riesce a trasmettere emozioni con grande semplicità e trasporto, suscitando risate continue, mai con volgarità, ma con misura e pudore; interpreta il maestro e allo stesso tempo appare come un bambino ingenuo, colmo di meraviglia, stupito e amareggiato di fronte alla realtà, ben diversa da quella che immagina.
E’ proprio lui, Marcello Aprile, figlio del cartonaio, il ragazzino autore del tema che termina con Io speriamo che … me la cavo. E ce l’ha fatta perché dal Nord, dopo tanti anni, torna al suo paese (Corzano, in questo caso), nella stessa scuola “G.Garibaldi”, da insegnante. E’ molto cambiato, aiuta Ciro, il bambino più indifeso destinato a spacciare droga, trasmette i suoi ideali agli alunni e li sprona a partecipare a un concorso teatrale e non a caso, sceglie un testo di Raffaele Viviani, L’ultimo scugnizzo, modello di riscatto morale e sociale. Completano la Compagnia: Lucio Pierri (il cugino Saverio), Enzo Varone (il maresciallo), Ciro Zangaro (il papà violento di Ciro), Salvatore D’Onofrio (il camorrista), Anna Ferrigno, la bidella Flora, indovinata nel suo ruolo, le vivaci, anche un po’ più del dovuto, con qualche urlo di troppo, madri degli alunni: Pina Giarmanà, Floriana De Martino, Ornella Varchetta; la cantante e attrice Fiorenza Calogero (madre di Ciro e primo amore del piccolo Marcello) si distingue nella bella interpretazione eseguita con Maurizio Casagrande, di Cu’ mme’, splendida canzone di Gragnaniello, che ci riporta alle voci indimenticabili di Roberto Murolo e Mia Martini.


Le musiche e le altre canzoni del cantautore sono inedite,s i riconoscono per lo stile proprio, senza riferimenti o etichette, per la profondità del significato e si susseguono come in una processione che va dal riso al pianto. Enzo Gragnianiello è tra gli scugnizzi che ce l’hanno fatta ad arrivare, proprio per questo il testo gli appartiene, lo sente suo e si esprime con le note e i suoni più toccanti donando un’anima semplice e parole che ormai si sono perse, allo spettacolo. Originali le scene colorate e disegnate come in un album di bambini che si materializzano anche su uno schermo che fa le veci di una lavagna gigante. Ben adatti lo sviluppo scenico di Gilda Cerullo, i costumi di Teresa Acone e le luci di Alberto Trabucco.
Rumba degli scugnizzi nel finale, sempre di grande effetto, pubblico entusiasta, bambini in sala partecipi ed eccitati.


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