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Enea, Ercolano ed un dialetto di troppo

"L’ultima notte di Ercolano. Il mito di Enea”. Scavi di Ercolano.
Sabato sera ho assistito a tale spettacolo, pubblicizzato su manifesti, in internet e sui giornali. La locandina parlava di un programma abbastanza ampio, da coprire addirittura 4 ore. Si è cominciato infatti con una visita guidata agli scavi di Ercolano. Divisi in gruppo, ognuno ha avuto assegnata una guida. La mia, se posso esser sincera, era assolutamente preparata, laureata, tecnica del settore ma mancava di senso “umano”. Ci ha parlato di fatti, persone, ha citato date, ma senza rendere il tutto interessante. Sembrava stesse leggendo la ricetta per il ragù. Ci ha portati a spasso per le vie dell’antica città, abbiamo visto case, terme e botteghe, il tutto accompagnato da suoni e colori che rendevano il tutto più suggestivo. Qualcuno vestito da romano, ha letto versi di Virgilio, altri hanno suonato strumenti musicali, altri ancora hanno recitato tranches teatrali. Il sole calando ha svelato una città suggestiva, fatta anche di angoli, tetti e scorci da scoprire…mentre la guida parlava si poteva socchiudere gli occhi e cercare di immaginare la vita all’epoca, fatta di semplicità,niente traffico, né ingorghi, niente smog o macchine inquinanti. Si viveva con poco…..anche il cibo era semplice, nulla di complicato. Non c’era forse la corsa alla fama, alla ricchezza, alla bramosia, sicuramente non nella città piccola, fatta di marinai e gente semplice. Quella stessa gente che viveva in case semplici, essenziali. Dove tutto era regolato dalla necessità della famiglia. Ne abbiamo viste diverse, qualcuna un po’ più grande,qualcun’altra spoglia senza giardini o terrazzi sul mare. Dopo quasi due ore e una pausa snack breve, ci siamo trasferiti nel teatro allestito all’esterno. Già le impalcature e gli allestimenti facevano pensare ad un ritorno all’ antica Grecia ed ai suoi eroi. Infatti dopo poco entra in scena un uomo vestito con una lunga tunica bianca, con una pergamena in mano, che ci introduce il tema dello spettacolo: il viaggio di Enea, da Troia alle sponde di Roma. Comincia la musica, le luci si abbassano e un corpo di ballo tutto al femminile inscena una danza che introduce la figura di Enea. Un attore dal corpo non proprio statuario greco, ma molto bravo….. Lo spettacolo, quasi un musical va avanti per due ore con canti e dialoghi in napoletano.Sembra difatti difficile immaginare Elena, Zeus o Mercurio parlare nella nostra lingua, Virgilio forse ne avrebbe a male. La sua opera, l’Eneide, fu scritta in lingua aulica per celebrare le vicende di Enea, la sua forza ed il suo coraggio che lo portarono ad andare lontano, attraversando tempeste e naufragi, guerre e sangue, che lo portarono a fondare la città eterna, Roma. Per questo, forse, il dialetto napoletano non è, a mio modesto parere, consono alla narrazione. Sminuisce la forza dell’argomento, la sua epicità. Bisogna riconoscere però la bravura degli attori, dei ballerini, impegnati e convincenti che hanno reso lo spettacolo divertente e simpatico….per evadere da problemi e pensieri quotidiani.

 Stefania Castiglione

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